Il topo modesto

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mercoledì, 09 novembre 2005

Manderlay

Lars Von Trier, Danimarca, 2005


Riprendendo la struttura di Dogville, con un impianto scenografico meno estremizzato e uno svolgimento più lineare, Von Trier mette in scena le contraddizioni dell'America e, ancora una volta, gioca e si sposta con naturalezza tra mezzo teatrale e mezzo cinematografico, riuscendo a mantenere la purezza di entrambi.
Non è cosa facile, e lo sottolineo andando a capo.

A mio modesto parere Manderlay è più riuscito rispetto al precedente, forse semplicemente per alcune scelte stilistiche che più mi si addicono e che mi hanno permesso di uscire pienamente appagata dalla visione.
Certo, manca (e non poteva essere altrimenti) l'effetto sorpresa dell'illustre precedente, ma questa parabola, ambigua e cinica, convince eccome.
Convince anche la Howard, sulla quale nutrivo seri quanto immotivati dubbi.

Si parla tanto di Brecht, e va bene, ma a me ricorda anche molto, moltissimo, il teatro di Nekrosius, in cui le scenografie diventano mappe e, come in tutte le mappe, le cose più piccole rimandano ad altre più grandi.
Ecco, questa potrebbe essere una molto bella e arguta metafora adatta a concludere qualunque tipo di post.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 00:46 | link | commenti (6) |
visioni


Commenti
#1   09 Novembre 2005 - 01:01
 
Anch'io! Appena tornato.
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#2   09 Novembre 2005 - 12:35
 
Bene... finalmente qualcuno a cui e' piaciuto almeno quanto dogville.
utente anonimo

#3   09 Novembre 2005 - 13:44
 
Questo post è troppo acculturato per fare più di quattro commenti.
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#4   09 Novembre 2005 - 14:50
 
ah sì?
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#5   09 Novembre 2005 - 20:28
 
se tu avessi avuto il mio stesso professore di Geografia Culturale, non oseresti scrivere la parola mappa per paura di diventare una statua di sabbia.

bel post. il film lo vedo prima o poi, eh.
Blogger: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente kekkoz

#6   09 Novembre 2005 - 21:23
 
Dopo l'abbandono di bertolucci, mi trovo sempre più solo. Mi chiuderò nella mia stanza ad odiare Von Trier in silenzio.

Andrea
utente anonimo

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