Il topo modesto

Un blog a cui dal punto di vista estetico non si può dir niente.

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domenica, 18 giugno 2006

Topi su Cannes


The wind that shakes the barley
- Ken Loach, Gran Bretagna/Irlanda/Francia - 2006

E' uno di quei film in cui l'entità dei difetti cresce con il passare del tempo. Retorico e didascalico come sempre, sarà certo molto amato da chi molto ama Loach. Non da me, dunque: a qualche giorno di distanza l'unica sensazione che permane è la fiacchezza con cui il regista ripete, ormai da troppo tempo, la sua formula. Cinema di denuncia che non scava e non si anima, ma lascia indifferenti e poco indignati.

Shortbus - John Cameron Mitchell - USA
Chi si aspettava di vedere dei cazzi di certo non è stato deluso: ce ne sono tanti e impegnati in molte e diverse  attività. Si bomba molto, ma con amarezza. Peccato che il film risenta del buonismo che lo infesta negli ultimi venti minuti. Piacevole e poco più, lascia brevi tracce. Una di queste è Winters Love degli Animal Collective, che è di certo un capolavoro. L'altra è il vecchio malinconico con gli occhi umidi, che come sempre mi ha portata a un passo dalle lacrime. Abbandonato troppo in fretta, lo ritroviamo alla fine, mentre qualcuno gli sta leccando gli occhiali.

The hawk is dying - Julian Goldberger, USA
E' un film in cui Giamatti rotea gli occhi e ha illuminazioni sul senso della vita e della morte, mentre un falco strillante resta attaccato al suo braccio per quella che sembra un'infinità di tempo. C'è una morale, alla fine, ma si è troppo stanchi e  infastiditi per cercare di capirla. Credevo, con questo, di aver visto il film più brutto della rassegna. Purtroppo mi sbagliavo.

Jindabyne - Lawrence Ray, Australia
Raccontato attraverso uno sguardo asciutto e acuto, il film trova perfetto equilibrio nelle sottili tensioni che  lo animano. Davvero ottimo e con un finale che spazza via qualunque ipotesi consolatoria, proprio come piace a noi, vecchi disillusi.

Lying - M. Blash, USA
92 minuti all'ombra del non detto, in compagnia di quattro cretine che fanno cose a caso. C'è tutto il tempo per la banale moraletta ostentata nel dialogo finale. Se l'intento era quello di gettare lo spettatore in stato confusionale allora il film è perfettamente riuscito. Inqualificabile.

El Laberinto del fauno - Gulliermo del Toro, Messico/Spagna
Del Toro intreccia una favola nera, suggestiva e disperata con un contesto storico drammatico, in cui i cattivi sono VERAMENTE cattivi, feroci e inumani catalizzatori di odio. Il risultato va ben oltre le mie pur altissime aspettative. Anche in termini visivi ritengo pienamente soddisfatto questo mio palato così esigente. Bellissimo.

The Host - Bong Joon-Ho, Corea del Sud
The Host ha tutto quello che si può volere da un film con un mostro. E' divertente e spettacolare, ironico anche dove potrebbe virare verso il dramma più cupo, con un inizio folgorante che catapulta esattamente dove vuole (in mezzo alla gente che corre), un finale immenso e ben pochi momenti di stanca. C'è spazio anche per una satira politica e sociale smaccatamente sopra le righe e per alcune gag che meriterebbero di entrare immediatamente nella storia (sputo, tizio che cade).
Il mostro bascula, volteggia, si appende, rigurgita ossa.
Song è incredibile come al solito, bellissimo nonostante la tinta e quel faccione enorme un po' ciancicato. Io lo amo. Lo amo davvero.

Les Anges Exterminateurs - Jean-Claude Brisseau, Francia
Brisseau ha girato un film in cui si difende dalle accuse di molestie facendo capire (tra le righe, eh) di essere un ingenuo tontolone circondato da baldracche psicotiche. Il film è brutto: ci sono anche alcune scene erotiche che perturbano quanto l'idea di rotolarsi tra umide caciotte e una nonna belante che appare come orrida visione.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 21:59 | link | commenti (19) |
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domenica, 28 maggio 2006




All'interno di un gruppo di giovani cinesi, un imberbe e spensierato Tony Leung ci invita a cantare assieme a lui un lieto motivetto.
E' già animale da palcoscenico.
Qui.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 15:55 | link | commenti (5) |
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mercoledì, 10 maggio 2006

[Ho visto Factotum. Il personaggio di Chinasky è trattato in modo così banalmente sterile che questo post non merita una locandina né un titolo. Se Splinder mi consentisse di usare un carattere più piccolo di questo non esiterei a farlo.]

Pensato dalla mente di: stranestorie a 19:11 | link | commenti (1) |
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Kung Fu Hustle

Stephen Chow, Hong Kong/Cina, 2004



Se c'è un aspetto positivo nel pregiudizio è che, quando si rivela infondato, permette di godere appieno di un'opera verso la quale sarebbe legittimo nutrire aspettative immense.
Questo per ammettere che fino a ieri mi facevo beffe di Chow, ritenendolo portavoce di una comicità demenziale e priva di sostanza, poco interessante a priori.
Kung Fu Hustle è un duro colpo inferto al muro delle mie granitiche certezze.
Se non temessi di rivedere troppo le mie posizioni e di perdere, oltre alla mia credibilità, la mia fama di indolente e inguaribile musona, direi questo: "Il mio primo Chow convince appieno: è intelligente, visivamente succulento, tecnicamente accurato, poetico e malinconico quanto basta. Ho riso (meno di quanto mi aspettassi, devo dire) ma senza mai sentirmi stupida. Piccola nota di demerito per l'uso a volte eccessivo della computer graphic".
Oppure, con la precisa e implacabile volontà di rendermi ancor più impopolare, potrei dire che Kung Fu Hustle è un film innegabilmente ben fatto, la cui visione è, ahimè, irrimediabilmente funestata da un uso spesso non necessario degli effetti speciali e da qualche gag grossolana.
Mi piace concludere con un tocco di mestizia: ora che le mie aspettative si sono alzate mi aspetto che vengano deluse quanto prima.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 18:39 | link | commenti (4) |
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lunedì, 24 aprile 2006

Cyclo

Tran Anh Hung, Vietnam, 2000

Cyclo

Tran Anh Hung, regista di innegabile talento, ha ambizioni neorealiste, ma cova dentro di sé una vena estetizzante che, con mio sommo disappunto, di tanto in tanto emerge con prepotenza.
Così prende un protagonista poverissimo e brutto, lo illumina sapientemente per farne risaltare l'impressionante magrezza, gli toglie il poco che ha (il triciclo con cui lavora e la famiglia con cui vive) e lo scaraventa in una condizione di massimo degrado fisico e morale, in cui però lo sporco si incolla al suo corpo rendendolo lucido e bello. Questo passaggio dalla povertà alla miseria più nera è sottolineato da un rullare di tamburi, presagio di immani sciagure anche in altri momenti.

Cyclo, pur rimanendo un buon film, risente di alcune scene (Creep, la vernice che prima il figlio della Padrona e poi lo stesso protagonista si spalmano sul corpo, l'abuso della metafora del pesce boccheggiante) totalmente fuori contesto.
C'è poi Tony Leung, che si aggira mollemente qua e là, malinconico e pensoso, recitando pessime poesie. Ma poiché è bellissimo e l'aria dolente gli si addice glielo si perdona volentieri.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 09:57 | link | commenti (2) |
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domenica, 09 aprile 2006

Zinda

Sanjay Gupta, India, 2005


[A true insult to Oldboy!!!]

Evidentemente provato dal confronto con il cinema occidentale, dopo aver saccheggiato Le iene (Kaante), Il Giurato (Khauff), Lock&Stock (Plans), Soluzione Estrema (Jung), Attrazione Fatale (Musafir) e Hard to kill (Ram Shastra), Sanjay Gupta si rivolge all'Oriente.
Inquietante quando ricalca il noto modello da cui attinge a piene mani e indicilmente brutto quando tenta di rendersene indipendente, Zinda è Old Boy virato in blu. Tanto virato da far pensare ad un errore nel formato di compressione. E invece no: si tratta di una metafora visiva che contrappone al buio del presente la spensierata luminosità dei giorni passati.
Il carceriere indossa stivali a punta in pelle di serpente, Bala mangia wontons fritti con le bacchette e sferra letali martellate sui piedi nella famigerata scena del corridoio, indossando una perenne maschera di disgusto.
Sarebbe orribile se non fosse così irresistibilmente divertente.
Da vedere, meglio se assieme ad un nutrito gruppo di persone, mentre si parla tutti contemporaneamente a voce molto alta.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 12:11 | link | commenti (6) |
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martedì, 04 aprile 2006

Ogni cosa è illuminata

Liev Schreiber, USA, 2005



Un film che parla del rapporto tra passato e presente, confrontandosi con memoria, olocausto e sensi di colpa, poteva facilmente risolversi in un polpettone indigesto. E invece Liev Schreiber dosa gli ingredienti con sensibilità e discreta abilità, insiste sui dettagli, i piccoli oggetti, le superfici, fermandosi a un passo dal diventare stucchevole.
Il film diverte e commuove in egual misura tutti tranne me che mi devo arrendere all'evidenza: ormai verso fiumi di lacrime per qualunque paio di occhi, basta che siano vecchi e umidi.

Ottimi gli attori, tra tutti il bellissimo Eugene Hutz e il misuratissimo e perfetto Elija Wood.

Pensato dalla mente di: stranestorie a 18:21 | link | commenti (6) |
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mercoledì, 22 marzo 2006

Sempre più in breve


Da American Splendor mi aspettavo meraviglie. E invece scorre fluido e piacevole, ma altrettanto fluidamente passa senza lasciar traccia e facendomi dire bellino. Ha il grosso merito di far conoscere un fumetto che, da quel poco che son riuscita a vedere, pare davvero meritevole.

The President's Last Bang è una sorpresa. Ben narrato, ironico, tagliente e con grande senso del ritmo, si mantiene in bilico tra commedia nerissima, detective story e satira politica. Intrattiene e fa (suppongo) indignare. Io, almeno, m'indignerei.

In Gemini c'è Asano. Per meno di un minuto, ma c'è. Basta questo a farne un buon film? No. Fortunatamente lo è a prescindere.

Uzumaki significa "spirale". E infatti Uzumaki è un film che vomita e trasuda spirali. Basta Ren Osugi con gli occhi che girano e fa guruguruguruguru a farne un buon film? No. Non lo è a prescindere. Il manga da cui è tratto, al contrario, è un piccolo capolavoro.

The weatherman non sbraca così clamorosamente come qualcuno sostiene. Ma mi viene il dubbio che forse lo farebbe se Caine non fosse in grado di commuovere intere platee semplicemente abbassando una palpebra. Cosa sarebbe successo se al suo posto ci fosse stato De Niro?

Pensato dalla mente di: stranestorie a 22:59 | link | commenti (1) |
visioni

sabato, 18 febbraio 2006

Paranoia Agent

L'entusiasmo generale legittima la mia nuova ossessione?

[
aaa iii yaa aaaiowa
sora ni migoto na kinoko no kumo
aaa iii yaa aaaiowa
komi chi de e wo hamu kotori no gogo wa
komorebi shiba ni te wo furete
kimi to katarou to
hora ranchi no benchi no us de yume wa hanasaku
naminone wo sono mune ni
yuuutsu wa shizumete
hashi wo asu ni nobashi
tsunami nado anzuru koto naku
aaa iii yaa aaaiowa
sora ni migoto na kinoko no kumo
aaa iii yaa aaaiowa
komichi de e wo hamu kotori no gogo
aaa iii yaa aaaiowa
danchi no benchi de sodateta yume
aaa iii yaa aaaiowa
komorebi no hi ni umareta gogo]

Pensato dalla mente di: stranestorie a 01:44 | link | commenti (11) |
visioni, ossessioni

giovedì, 26 gennaio 2006

[visioni e revisioni]




Caché

Pensato dalla mente di: stranestorie a 18:17 | link | commenti (6) |
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